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  • matteocupellaro

DETECTIVE PEARS CAPITOLO PRIMO

La storia che mi accingo a raccontare, ed il personaggio che la rappresenta, possono essere considerati, almeno secondo il mio modesto parere, come qualcosa di unico ed irripetibile. La più grande ondata di crimini dei quali io stesso sono stato testimone diretto e la più pericolosa banda criminale che siano mai esistiti, a segnare in eterno la storia di una piccola città come Bustherburg. Piccola cittadina fondata nel 1723, quest'ultima faceva parte della poco più grande Calamity City, nel continente di Aisberg. Sin dalle origini, questo minuto e sconosciuto luogo aveva visto circa 50.000 abitanti, immersi nelle antiche casupole costruite quasi per passatempo dai costruttori della zona. Pace, silenzio e tranquillità, nient'altro per una esistenza semplice e priva di insidie. Difficile pensare che proprio qui, in un posto dimenticato da tutti, potesse prendere vita un organo molto più grande e pericoloso, che con gli anni si sarebbe evoluto sempre di più. I fantasmi, così si facevano chiamare. Nessuno li vedeva, ma le conseguenze delle loro azioni si sentivano eccome. Agivano indisturbati, molto spesso di notte, senza che nessuno riuscisse mai a placare la loro sete di odio e vendetta. Persino le forze dell'ordine, nonostante accurate ricerche e varie intercettazioni andate a vuoto, non riuscivano a venire a capo della situazione. Dal 1948, le sorti di Bustherburg avevano incominciato a cambiare drasticamente, tanto da richiedere l'intervento del miglior investigatore in circolazione. In quanto testimone dell'accaduto, il mio intento è quello di narrare tale racconto nella maniera più dettagliata possibile, di modo che quanto vissuto in quel triste periodo possa non accadere mai più.


CAPITOLO PRIMO


Bustherburg, Anno 1948, Lunedì 23 Settembre


Il sole risultava cocente quel pomeriggio, la temperatura superava di gran lunga i 45°. Sul tavolo, a sinistra, i soliti documenti giornalieri, ad indicare i nuovi casi da seguire. Sulla destra invece una pila di libri dai diversi colori, poggiati di fianco ad un malandato posacenere, contenente una sigaretta ancora accesa. Per il detective Jack Pears era una giornata come tante altre, tra nuovi clienti e scartoffie sparse. Uomo sulla trentina, egli era considerato il miglior investigatore di tutta Aisberg, il più scaltro in assoluto. Portava capelli corti dal colore nero scuro, con sopra un borsalino grigio ben lucidato. Gli occhi erano di un marrone chiaro piuttosto acceso, mentre sulle mani si scorgevano piccole smagliature nella parte superiore, e varie rughette in quella anteriore, sul palmo. Indossava una camicia bianca dai bottoni argentati, sovrastata da un jilet giallo lungo fin sopra la vita. Le scarpe erano dei semplici mocassini verdi, mentre i pantaloni eleganti e di uno strambo e alquanto particolare rosso fuoco. Pears era fatto così, odiava essere troppo prevedibile. Forse il segreto dei suoi successi continui era proprio questo, non lasciare mai nulla al caso ed essere sempre pronto al rischio. Tra tutti i suoi colleghi, nello studio Ghirlys di Bustherburg, era l'unico a non aver mai fallito un caso. Criminali arrestati, ladri scovati, assassini beffati con astuzia. Ogni giorno la solita solfa... il telefono squillava, il cliente assumeva, ed in meno di una settimana il caso era già risolto. Una vera forza della natura. " Questo lavoro inizia a diventare davvero noioso", esclamava. In quel di Aisberg tutti lo conoscevano, tutti lo temevano. L'infallibile era il suo nome d'arte. Almeno sino a quel lunedì 23 settembre. Quando alle 17 in punto il telefono tornava a squillare, un grande ed inatteso scossone si avvicinava all'orizzonte. Finalmente, dopo tanto tempo, la sua rinomata reputazione sarebbe tornata ad essere messa in discussione.

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